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Reddito minimo/inserimento non è più il tempo delle attese
11.01.2017

 A seguito della sottoscrizione dell’intesa fra Regione e Ministero sul trasferimento delle risorse della Card Benzina, sono stati destinati 30 milioni per dare attuazione al programma del reddito di inserimento.

Un provvedimento fondamentale per dare risposte alla purtroppo consistente platea dei cittadini che versano in forte disagio economico. Nella nostra regione la fascia di povertà è aumentata in modo significativo negli ulti tre anni. Non è più rinviabile la discussione sia in commissione che in Consiglio su come la Giunta intende procedere al fine di evitare ciò che è accaduto in questo ultimo anno quando per dare una risposta agli ex Coopes ed ai lavoratori della mobilità in deroga scaduta si è proceduto con provvedimenti tampone, fuori da una strategia finalizzata non solo a dare un sostegno economico, ma anche ad avviare veri processi di inserimento sociale e di ricollocazione al lavoro, attraverso politiche mirate sia settoriali che territoriali in grado di far incontrare domanda e offerta di lavoro.

Da oltre due anni dalla pubblicazione delle due graduatorie (fascia A e fascia B) è opportuno e necessario effettuare un aggiornamento delle stesse, alla luce delle eventuali modifiche della condizione reddituali delle persone, considerato che quella esistente fa riferimento ai redditi del 2013. Non si può dare corso ad un programma così importante, sia per l’entità delle risorse impegnate che per il numero dei cittadini interessati con il rischio di creare discriminazione lasciando fuori, ad esempio, alcuni cittadini della ex platea Coopes o includendo cittadini la cui situazione famigliare si è modificata in positivo.

Il reddito minimo/inserimento deve essere considerato anche quale strumento di contrasto al lavoro nero ed irregolare attivando veri progetti di lavori di pubblica utilità da parte dei comuni che tra l’altro hanno bisogno di migliorare i servizi a partire da quelli alle persone anziane non escludendo interventi straordinari di manutenzione e tutela del territorio nei centri urbani.

A tal riguardo, costituire una vera e propria Task – Force in regione con la presenza di OO.SS, Anci e mondo delle imprese può essere utile per costruire un modello di relazioni e politiche attive del lavoro e per l’inclusione capaci di ridurre la platea degli esclusi.

Una strategia d’intervento che tenga conto delle diverse situazioni professionali, d’istituzione ed aspettative di un mondo che non chiede assistenza, ma bensì lavoro e rispetto della propria dignità di cittadini.

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